L'idea di una città perfetta è presente da secoli e secoli nell'ideale umano, basti pensare a Platone e le sue prime teorie di una città perfetta governata dai filosofi.
Quest'idea è rimasta e si è evoluta nel tempo e nell'arte, mantenendo le radici ma cambiando ed espandendo i concetti generali. L'opera, anzi il trio
di opere più famose che interpretano quest'idea sono gli scorci di città ideali, tre grandi tavole che raffigurano viste di ipotetiche utopie architettoniche.
Edifici monumentali, piazze infinite, torri che si innalzano fino al cielo: non sono città fatte per essere abitate, sono monumenti di pura geometria e matematica,
titani di marmo e pietra che svettano e torreggiano, immobili spettatori di noi piccoli umani, le formiche che li hanno eretti. Questo insieme di edifici
è più simile a un opera d'arte che a un centro abitato, una manifestazione di soli rapporti matematici, una perfezione architettonica elevata dalla più totale
assenza umana: senza di noi, senza la nostra irrazionalità, senza i nostri sentimenti e le nostre emozioni gli edifici si mostrano come pure forme, una perfezione
di calcolo e studio. Questi giganti di marmo rimarranno dopo di noi, continueranno a stagliarsi sull'orizzonte per secoli e secoli dopo la nostra scomparsa, un testamento della
nostra volatilità. Ci sono stati tentativi di ricreare queste perfezioni nella realtà: palazzo diamanti a Ferrara, la piazza di Pienza, opere architettoniche
realizzate indubbiamente con grandissima maestria. Ma queste piccole bolle di perfezione nelle nostre realtà vengono subito scoppiate e inglobate nelle nostre vite:
colonizziamo i monumenti, cominciamo a vivere dentro la perfezione e, in breve tempo, la distruggiamo con la nostra mondanità. Come ho già detto, le città perfette
non sono luoghi reali, non sono state fatte per noi, non sono abitabili. Sono espressioni del talento e della razionalità che ci rende umani, ma non sono realizzabili: una vera città è fatta dalle persone, i discorsi nei negozi, i ricordi che si fondono nelle strade e nelle vie.
Noi, l'elemento umano, siamo il sangue che scorre nelle vene e nelle arterie della città, la linfa vitale che trasforma
forme e blocchi di pietra in una comunità viva. La perfezione non è propria di noi umani, la vita non può coesistere con la perfezione. I titani sono perfetti
in quanto soli: senza nessuno che provi a spiegarli o a utilizzarli possono mostrare tutta la loro grandezza nel silenzio assoluto.
La voce della città non è il brulichio della vita, non sono i bambini che giocano per strada o gli odori dei negozi dell'aria:
la città è muta, ma ciò nonostante si esprime: ci parla nel subconscio, siamo capaci di sentirne la grandezza e la potenza.
La città perfetta, una creazione che noi stessi abbiamo elevato e che, nel silenzio, è diventata qualcosa di più di semplici edifici.
Matteo Pagni
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