Se oggi potessi intervistare Raffaello Sanzio, andrei a cercarlo sicuramente nei luoghi in cui lui ha dato origine alle sue opere più importanti. Questo viaggio immaginario inizia proprio qui, a Siena, all’interno della Libreria Piccolomini, vero e proprio gioiello che si trova all’interno della nostra Cattedrale.
È qui, infatti, che Raffaello Sanzio ha collaborato con Pinturicchio alla realizzazione degli affreschi della Libreria Piccolomini. Apro gli occhi e lo vedo. Mi viene incontro. È giovane, sorridente, molto piacente. Nel vederlo non mi stupisco che fosse così amato dal gentil sesso!
Mi avvicino e lo saluto:
Buongiorno, Raffaello. Sono Diletta, una studentessa del Liceo Scientifico Galilei di Siena. In questi giorni stiamo lavorando al blog “Parliamo d’arte al Galilei”. Potrei farle qualche domande per farla conoscere meglio ai miei compagni?
Lui mi guarda, si ferma e sorride. Prendo il coraggio a quattro mani e parto con le domande.
Come è iniziato il suo rapporto con l’arte?
“Ho imparato fin da piccolo il disegno, la pittura e l’affresco da un maestro speciale, mio padre Giovanni Santi, che era un pittore ed aveva una bottega ad Urbino, la città in cui sono nato. Purtroppo mio padre è mancato quando io avevo solo 11 anni, lasciandomi con la mia matrigna e una sorellastra, che non mi hanno mai fatto sentire amato. In questo periodo infelice, l’arte è stata la mia salvezza”
Lo so bene. Infatti ho studiato che fin da adolescente la tua arte è stata giustamente riconosciuta! A 17 anni eri già Maestro!
“È vero ero già maestro e potevo guidare la mia bottega, potendo ricevere importanti commissioni.”
Vero. Infatti so che ad inizio ‘500 lei era già tra gli artisti più richiesti in tutta l’Umbria. Ma la sua fama è arrivata anche più lontano, vero?
“Si, infatti sono stato chiamato proprio qui, a Siena per realizzare alcuni cartoni per gli affreschi della Libreria Piccolomini, il luogo meraviglioso in cui siamo adesso. È stato Pinturicchio a chiedermi di preparare dei cartoni per rinnovare il suo stile un po’ datato, con idee fresche e giovanili. Puoi vedere un esempio nel cartone per la Partenza di Enea Silvio Piccolomini per Basilea.”
Ma è vero che lei non è rimasto molto tempo a Siena?
“Quando sono venuto a conoscenza delle opere straordinarie che Leonardo e Michelangelo, stavano facendo a Firenze, ho avuto il desiderio di andare lì di persona. L’idea di poter vedere opere del Buonarroti così innovative, come i cartoni degli affreschi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, è stato un richiamo troppo forte. Ma sai Diletta, in realtà, pur andando a Firenze io sono rimasto sempre a Siena. Se guardi davanti a te puoi ammirare l’affresco Pio II canonizza santa Caterina da Siena, opera di Pinturicchio. Il giovane che vedi dipinto sulla sinistra della scena che raffigura Pio II Piccolomini nell’atto di canonizzare Santa Caterina da Siena il 29 giugno 1461 è un mio ritratto di Raffaello e l’uomo che vedi alla sua destra è il maestro Pinturicchio!”
Come è stato il suo rapporto con il grande Michelangelo?
“Bella domanda!” Mi guarda sorridendo. “Il nostro confronto si è fatto più intenso quando ci siamo ritrovati insieme alla Corte pontificia di Giulio II. Fu lui, infatti, a commissionare a mei la decorazione dei suoi appartamenti privati il quale, e d a Michelangelo la volta della Cappella Sistina. Sai Diletta, Michelangelo aveva una personalità complessa. Era sempre pensieroso, schivo, concentrato su sé stesso, mentre io, a detta di molti, ero sereno, socievole, entusiasta della vita. Però alla fine ho capito la grandezza di Michelangelo e gli ho anche fatto omaggio nella Scuola di Atene. Qui infatti ho raffigurato Eraclito con i caratteri fisionomici di Michelangelo.”
E del suo rapporto con il gentil sesso cosa può dirmi?
“Beh, non posso lamentarmi!! Ammetto di aver avuto diverse donne, alle quali spesso dedicavo poesie, sentendomi molto legato ad ognuna di loro. Credo che alcuni aneddoti saranno arrivati anche al tuo tempo. Una mi è rimasta in mente più delle altre. Margherita Luti, la figlia di un fornaio di Trastevere è stata la mia musa. Ho persino trascurato il lavoro per trascorrere del tempo con lei! E ho inventato mille scuse per evitare le nozze con la donna che mi era stata promessa in sposa!”
Maestro Raffaello, la ringrazio per aver condiviso con me alcuni momenti della sua vita!
Diletta Pellati

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