Quella che può sembrare una raffigurazione di due ricchi borghesi che si tengono per mano cela molti più misteri di quanti ce ne potremmo aspettare. L’unica cosa di cui siamo certi è l’autore, il quale ci lascia una firma accompagnata dalla data della realizzazione (1434).
Molte domande sorgono spontanee, partendo proprio dall’identità dei protagonisti. Probabilmente lui era un mercante, Giovanni Arnolfini, che aveva incontrato l’artista a Venezia. Ha una mano alzata di fronte a sé o in segno di benedizione, o di giuramento o di un semplice saluto nei confronti della compagna; indossa un ampio cappello cilindrico e pellicce pregiate. La compagna al suo fianco potrebbe essere la prima moglie Costanza Trenta o la seconda moglie Giovanna Cerami. Porge una mano al marito e l’altra è delicatamente appoggiata sul grembo che svela una gravidanza. Anche lei è riccamente vestita: un velo in pizzo le copre il capo facendo intravedere l’acconciatura dei biondi capelli; indossa una cappa verde con ampie maniche, sotto alla quale si intravede un abito blu. La scena è ambientata in una sala dove si ricevevano gli ospiti facendoli accomodare su un letto.
Entrambi i coniugi sono scalzi: le scarpe dell’uomo sono in primo piano mentre quelle della donna vicino al letto. Dal soffitto pende un lampadario con tutte le candele spente eccetto per una, cosa che, insieme al cane ai loro piedi, è simbolo di fedeltà e devozione. Sul testiere del letto si nota una figura religiosa femminile, Santa Marta o Santa Margherita, e di lato un rosario. Ai piedi del letto è disposto un prezioso tappeto che rivela probabilmente le ricchezze guadagnate grazie ai commerci. A sinistra su una cassapanca sono disposte delle arance, augurio di fertilità. Il mistero si infittisce: osservando attentamente sullo sfondo possiamo notare uno specchio convesso il cui riflesso ci permette di intravedere due personaggi, forse uno di loro è proprio Eyck. All’interno della cornice circolare dello specchio poi sono visibili piccoli intarsi,dieci tondi che rappresentano la Passione di Cristo.
Le interpretazioni più accreditate indicano la scena come un’ allegoria del matrimonio che al tempo poteva essere celebrato in casa grazie alla presenza di due testimoni. Altra versione indica l’evento come una promessa di matrimonio. Questa fitta simbologia riguardante la vita coniugale però mi spinge ad una lettura particolarmente inquietante che considera il dipinto la documentazione di un rito magico-religioso per ottenere la fertilità della coppia. Lo spettacolare senso di realismo che mi colpisce nasce dalla minuziosa rappresentazione delle forme, delle decorazioni e dei dettagli. I personaggi possiedono incarnati delicati e finemente modellati. Gli abiti sono raffigurati con tessuti riprodotti molto fedelmente. Anche le superfici sono abilmente riprodotte: le venature del legno, la consistenza della pelliccia ma soprattutto il riflesso dello specchio.
Ogni elemento è curato e non esiste alcuno spazio del dipinto che non sia dettagliato. Per questo i dipinti fiamminghi rivelano un particolare compositivo chiamato “horror vacui”, traducibile come paura del vuoto, che consiste nel non lasciare spazi vuoti all’interno dell’immagine.
Un’opera piena di particolari e un fascino misterioso che mi intriga tuttora. Se sei interessato puoi approfondire l’Arte Fiamminga nel nostro blog.
Berni Teresa
.jpeg)
Nessun commento:
Posta un commento