Lo scorso marzo Roma si è ufficialmente candidata ad ospitare l’Expo 2030. È possibile che questa candidatura derivi da un sentimento di rivalsa per l’Expo del 1942 mancato a causa della guerra? L’Expo 1942 si sarebbe dovuto svolgere nella zona romana dell’Eur, la quale ospita il Palazzo della Civiltà Italiana. Vogliamo approfondire la conoscenza di questo affascinante e al contempo tanto criticato ‘’Colosseo quadrato’’? L’edificio fu costruito proprio in occasione dell’Expo, che Roma avrebbe dovuto ospitare. Mussolini, infatti, considerò tale occasione importante per celebrare i vent'anni della marcia su Roma e proporre il successo del fascismo di fronte a un pubblico internazionale. Ma non basta fermarci di fronte alle apparenze. Il ‘’Colosseo quadrato’’, costruito così in periodo fascista, riprende l’urbanistica classica romana: l’edificio è a pianta quadrata e si presenta come un parallelepipedo a quattro facce uguali, con struttura in cemento armato e copertura interamente in travertino. La scelta del travertino non fu casuale: il regime fascista voleva mostrare autosufficienza economica e capacità di realizzare un edificio di tali dimensioni utilizzando solamente la pietra prodotta in Italia.
Attualmente la struttura ospita gli uffici aziendali della Maison Fendi e, al suo interno, anche uno spazio espositivo aperto al pubblico, che accoglie periodicamente mostre ed eventi culturali rivolti alla città. Il palazzo è diventato, così, simbolo della creatività.
Molte sono le opinioni su questo particolare edificio: critiche e apprezzamenti sull’arte classica si intrecciano senza pace. Il palazzo che richiama l’epoca fascista dovrebbe essere per molti eliminato e sostituito da un nuovo edificio che simboleggi la democrazia. Allo stesso tempo, altre voci affermano che il palazzo richiama gli antichi ideali classici ed è, quindi, un’opera d’arte apprezzabile come tante altre costruzioni artistiche. Il palazzo rivela avere, così, una doppia faccia: è un luogo della “memoria” ed al tempo stesso della “modernità”, espressione del Razionalismo europeo. Esprime il fallimento di un progetto nostalgico: eguagliare una grandezza imperiale di una romanità appartenente ad un passato troppo lontano e troppo diverso.
I romani che, ogni giorno, viaggiano sul raccordo non possono far a meno di notare l’imponente edificio, che ormai è diventato parte del paesaggio romano, e se pur appartenga ad un periodo non positivo del nostro paese, rimane comunque un simbolo importante dell’arte e della storia della nostra capitale. Risulta essere anche un’occasione di riflessione per non dimenticare il passato, non ripetere i suoi errori e costruire un futuro migliore.
Elena Acampa
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