IL TEMPIO DI SEGESTA


Il tempio di Segesta fu realizzato intorno al 430/420 a.C. in stile dorico dagli Elimi che riprendono il modello greco. A prima vista si tratta di un “periptero esastilo”, ma non c’è traccia della cella e non era previsto nemmeno il tetto, probabilmente perché gli Elimi, adorando divinità della natura, praticavano culti aperti al cielo. Nel tempo è stato percepito e rappresentato in modi diversi. L’artista che ha rappresentato il tempio in maniera originale è Mauris Cornelis Escher nel 1932. Il punto di vista in basso a sinistra crea un aspetto prospettico che scorcia fortemente il tempio, rendendolo slanciato e imponente. Si percepisce un senso di schiacciamento e ci si sente piccoli in confronto a questa maestosa costruzione. Il tempio sembra esistere in una realtà senza tempo, l’unico elemento naturale e mutevole è l’erba, che sembra però non influire minimamente sulla sua bolla di eternità. L’opera rispecchia a pieno una frase che Escher era solito dire: “Lo stupore è il sale della terra”, davanti alla grandezza del tempio si ha proprio la reazione di rimanere a bocca aperta. 

Un altro autore che rappresenta l’imponenza del tempio è Jean-Pierre Houel, che nel 1776, dipinge il tempio visto di lato, ma da lontano, in modo da osservarlo in tutta la sua grandezza. Egli non rappresenta la vegetazione, ma alcuni uomini, per sottolineare la grande dimensione in scala dell’edificio. 

Diversa è, invece, la rappresentazione di Joseph Frederic Debacq del 1828, eseguita dall’interno. Sfumando con un colore sempre più chiaro si percepisce un senso di profondità e sfondamento della lontana parete; inoltre il senso della piccolezza umana è accentuata dal nascondersi del punto di vista dell’osservatore dietro una colonna in primo piano.

Altri autori rappresentano il tempio completamente immerso nella natura: nel dipinto di Achille Etna Michallon il tempio è quasi invisibile a prima vista: ciò che cattura l’occhio è la natura circostante. Solo facendo attenzione notiamo il tempio in lontananza sbiadito rispetto ai colori circostanti.

Anche nel dipinto di Jakob Phillip Hackert del 1778 sono presenti elementi naturali e sembra esserci una lotta tra il predominio del tempio, situato in alto, e la natura circostante.

Cosa vogliono trasmettere queste rappresentazioni?

Partendo dalla più antica in ordine cronologico, del ‘700, si arriva a quelle dei primi decenni dell’900.  Con l’illuminismo del ‘700, il pensiero dominante è stato quello della ragione che è capace di prevalere sulla natura. Per questo nelle opere di H. E. Michallon il tempio è collocato in alto nel panorama naturale come se potesse dominarlo.

Nel 1932 l’opera di Escher rappresenta lo schiacciamento al cui l’uomo si sentiva sottoposto in un’epoca di grandi conflitti. Era appena finita la prima guerra mondiale e sarebbe iniziata a poco la seconda. 

Il modo di rappresentare il tempio cambia con i vari periodi storici e questo è dovuto alla forte influenza sull’immaginario degli singoli artisti.


Chiara Bartolini e Silvia Micheletti

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