SAN PIETRO: MAGIA E MERAVIGLIA NEL CUORE DI ROMA


 la basilica di San Pietro è stata soggetto prediletto di artisti che giungevano a Roma e l’hanno rappresentata da diverse prospettive.

 

Ad esempio la cupola è il soggetto di  “Natura morta con cupola di San Pietro” di Gino Severini: un quadro che sembra essere l’incontro tra due realtà opposte: il moderno e l’antico.
Infatti viene raffigurata una natura morta su un tavolo di fronte a una finestra con l’affaccio sulla cupola della basilica. La natura morta rimanda al gusto cubista, mentre all’esterno la cupola che fa capolino è una ripresa del classicismo. Questa appare tozza, schiacciata e molto simile a quella ideata da Michelangelo. 


Spesso viene descritta la sua facciata e la piazza di fronte , in particolare attraverso il dipinto di Viviano Codazzi. Il pittore era un esperto di prospettive architettoniche, infatti, con l’utilizzo di un punto di vista frontale ci permette di vedere l’intera facciata e la cupola. Nel quadro la chiesa presenta due campanili laterali, che in realtà non sono mai esistiti, poiché durante la realizzazione del primo campanile ci fu un cedimento del terreno.

Innumerevoli volte viene descritta la piazza: attraverso la divergenza dei lati del sagrato otteniamo una prospettiva rallentata, ovvero la facciata sullo sfondo sembra molto più vicina di quanto sia nella realtà. Possiamo cogliere anche un significato simbolico che Bernini ha affidato al suo complesso: la cupola come una testa e il portico come due braccia con le quali la chiesa abbraccia i suoi fedeli, e perciò si crea un senso di intimità e un invito a partecipare alla vita religiosa.


Il senso della costruzione cambia completamente se la cupola viene osservata da altri punti della città. Ci sono diversi quadri nei quali la cupola viene dipinta da diversi luoghi di Roma. In particolare, a noi ha colpito di dipinto di Ettore Roesler Franz “Strada romana con vista sulla cupola di San Pietro”. Il quadro rimane impresso perché la cupola viene raffigurata come sfondo sulla via di un quartiere cittadino. In questo modo abbiamo anche una rappresentazione della città prima delle guerre mondiali e della sua successiva modernizzazione. Guardando il quadro nasce perciò un’irresistibile nostalgia per un mondo scomparso e per una grandiosità genuina che possiamo colmare solo attraverso l’incanto della pittura.


Mia Bernardini e Emma Ricci

Nessun commento:

Posta un commento

  Il Bianco.  Nel 1970, in Sudafrica, nacque un bambino di nome Banu. I suoi genitori, entrambi neri, erano schiavi di una famiglia bianca d...