Vesuvio: affascinante e spaventoso


 Da sempre il Vesuvio ha attirato l’attenzione di moltissimi visitatori, tra i quali anche gli artisti che lo hanno rappresentato nella sua imponenza.

La tipica veduta neoclassica, successivamente diventata la vista più oleografica di Napoli, è quella rappresentata da Thomas Jones nel 1779-1785: il Vesuvio in primo piano al centro, affiancato dal grande pino di Posillipo e la città sullo sfondo.

Nonostante questa sia l’idealizzazione del vulcano, riteniamo che il dipinto di Domenico Gargiulo del 1631 lo rappresenti al meglio in tutte le sue sfaccettature. Quest’ultimo riesce a farci percepire il terrore della folla, essendo stato lui stesso testimone dell’evento, non tralasciando l’elemento sacro della speranza riposta in San Gennaro. La vera grandezza dell’opera non è tanto nel miracolo quanto nella bellezza del Vesuvio in eruzione. 

Del suo fascino ne hanno parlato sin dai primi secoli, come per esempio fa Plinio il Giovane, un autore classico, nel 79 d.C., ma raggiunge la sua massima espressione con l’olio su tela di Pierre-Jacques Volaire del 1777. Nella rappresentazione notturna, rimaniamo estasiati dalla maestosità del Vesuvio: la sua imponenza genera in noi un senso di impotenza. A differenza del quadro precedente, l’autore presenta l’eruzione in modo più distaccato, avendola vista al sicuro da un balcone, attraverso la sua attenzione scientifica. Proprio per questi elementi, l’opera è stata considerata “sublime” dal gusto del romanticismo.

Oggi non siamo più spaventati dal Vesuvio, essendo in un periodo di quiescenza, e ciò viene riportato anche nell’arte. Lo possiamo vedere nel quadro di Joseph Stelle del 1920-1930 ca., che, addirittura, lo rappresenta con la cima innevata, in contrapposizione a tutti gli artisti precedenti che, invece, aggiungevano una nuvola di calore che faceva intendere il suo stato di attività.

Con la sua vista suggestiva al tramonto sul Golfo, rappresentata in tutte le cartoline, non si può dire di essere stati a Napoli senza aver mai visto il Vesuvio.


Di Eleonora Saputo e Niccolò Orsini



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