L'arte si fa vita: Marina Abramovic



L’arte si fa vita MARINA ABRAMOVIC. 

In questo articolo tratteremo di un’artista che va oltre i canoni classici del sistema artistico come lo intendiamo noi. 
Non si parla di quadri sculture musei ma di azioni, di arte che si fa vita. Parliamo di Marina Abramovic una donna che a partire dagli Anni ‘60 ha rivoluzionato l'intero modo di percepire l'arte: con le sue performance, infatti, Marina vuole non solo vivere il momento dell’azione che si fa vita, ma soprattutto superare i propri limiti fisici e psichici. Si mette in gioco contrastando sentimenti ed emozioni molto forti, talvolta disturbanti. 
Marina Abramovic è la donna che sfida se stessa in ogni modo possibile. 
In una delle sue performance infatti possiamo osservare il fuoco di una fiammella di una candela che brucia la carne viva della donna. Gli occhi sebbene rossi non trapelano nessun tipo di emozione né tantomeno di sofferenza. 
Dice Marina “Per contenere ogni emozione e reazione, ho dovuto prepararmi ad affrontare anche le situazioni peggiori” Probabilmente la sua performance più celebre, (e anche quella più recente) è stata al MoMa nel 2010 con the art is present. 
Marina nel giorno di qualche mese ha dovuto incontrare guardare quasi 2000 persone. 
La sua rappresentazione artistica infatti consisteva semplicemente nello stare seduta, apparentemente semplice penserete. 
La sfida però è stata quella di combattere ogni bisogno fisico, dal mangiare al bere e perfino all'andare in bagno. “Tra quelle 2000 persone anonime e sconosciute però, ho intravisto un volto familiare quello del mio Ulay”. 
Ora vi chiederete chi è questo Ulay? È stato l’uomo di Marina per circa 12 anni, definibile l’amore che si incarna nell’arte. Infatti i due lavoravano in coppia, producendo arte, producendo performance. il loro motto è sempre stato: nessuna dimora stabile, energia mobile, movimento permanente, nessuna prova, nessun finale prestabilito, nessuna replica, vulnerabilità estesa, superare i limiti, correre rischi. La loro reazione tuttavia si è conclusa come è iniziata: con l'arte. 
I due, al tempo giovani, decisero di intraprendere un’esperienza estrema, posizionati agli estremi della Grande Muraglia cinese, hanno iniziato a camminare fino ad arrivare ad un punto mediano incontrandosi dopo 90 giorni. 
Follia o semplicemente Innovazione artistica che prende vita? Le azioni più estreme possono quindi diventare qualcosa di artistico? La risposta è sì e Marina ne è la prova vivente che ha reso l’arte l’unione tra performer e pubblico.

                                                                                                                                                             Nardella Giada

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